Esistono collegamenti fra gli allevamenti intensivi e le pandemie?

Da quando gli antichi popoli finirono di vivere da nomadi e divenire popolazioni stanziali, l'allevamento fu, insieme all'agricoltura, una delle principali forme di sostentamento per gli esseri umani.

La sostenibilità tecnologica favorisce lo sviluppo sostenibile

La capacità di un attività di appesantire quanto meno possibile sull'ambiente, alleggererendo la propria impronta ecologica, promuovendo la corretta formazione per uno stile produttivo non invasivo.

Correlazioni fra virus Covid e inquinamento

Sembra proprio che il tasso di inquinamento presente nell'aria sia, in parte, una concausa del peggioramento del quadro clinico generale con conseguente diminuzione delle difese immunitarie.

Inquinamento delle acque da cause naturali

L'inquinamento idrico può verificarsi da cause naturali come:

  • Terremoti
  • Tsnunami
  • Eruzioni vulcaniche
  • Alluvioni
  • Frane
  • Gas Radon (un gas radioattivo di origine naturale, inodore, incolore e insapore)
  • Arsenico presente all'interno delle rocce
  • Deposizioni atmosferiche
  • Escrementi degli animali
  • Piogge acide (riconducibili indirettamente all'uomo)

Se fossimo tutti vegetariani come cambierebbe il clima?

Un mondo vegetariano: come cambierebbe il clima.

Uno studio su PLOS Climate prova a dare delle risposte

Soluzioni - Un mondo vegetariano: come cambierebbe il clima Foto di Anna Shvets da Pexel
Categoria: Soluzioni | Venerdi 20 Gennaio 2023 - 15:45:49

Vi siete mai domandati di come e quanto cambierebbe il clima sulla Terra se tutti fossimo vegetariani? I risultati di una ricerca provano a darci delle risposte.

Allevamenti intensivi e produzione di carne


E' risaputo ormai che gli allevamenti intensivi sono responsabili della produzione di enormi quantità di gas serra.
Molti studi tentano di quantificare i danni da inquinamento rilevabili nell'ambiente, causati da tutte quelle attività antropiche come l'agricoltura intensiva, che rilascia grandi quantità di metano e il protossido di azoto, la deforestazione che riduce le difese della Terra dai cambiamenti climatici, e tutte quelle altre attività umane che prevedono l'utilizzo dei combustibili fossili attraverso la combustione solida, liquida o gassosa con produzione di anidrite carbonica, metano, protossido di azoto, perfluorocarburi, idrofluorocarburi, e esafluoruro di zolfo.

Un mondo vegetariano: lo studio pubblicato su PLOS Climate


Uno studio, pubblicato sulla rivista PLOS Climate, cerca di dare una risposta alla ipotetica e completa eliminazione degli allevamenti e il ripristino di una vegetazione spontanea, concludendo che vi sarebbero grandi benefici per l'ambiente al punto che si potrebbe, dopo un periodo di 15 anni senza allevamenti, avere una riduzione delle concentrazioni di anidride carbonica presente nell'aria pari a circa il 70%.

Questo studio è stato condotto dal Professor Michael Eisen, biologo molecolare e cellulare che lavora nell'Università della California a , e coadiuvato da Patrick Brown, anch'esso professore di biochimica presso la Stanford University.
Quest'ultimo ricopre anche il ruolo di A.D. della Impossible Food, una azienda che produce e vende prodotti alimentari di base vegetale come sostitutivi della carne.

Per il clima sarebbe un cambiamento molto radicale che ridurrebbe di molto i gas serra, ovviamente questo comporterebbe l'obbligo per tutti di passare da una alimentazione onnivora ad una di tipo completamente vegetale.

Inoltre lo studio evidenzia come un cambiamento cosi radicale, sulle nostre abitudini alimentari, darebbe risultati positivi non solo per l'ambiente ma ridurrebbe di molto le disparità sociali e l'insicurezza alimentare nel mondo.

Una dieta equilibrata porterebbe altre conseguenze positive


Considerando che i vari gruppi alimentari di cui disponiamo sono:
  • Cereali e tuberi
  • Frutta e ortaggi
  • Latte e derivati
  • Carne, pesce e uova
  • Grassi da condimento

Potremmo avere comunque una dieta equilibrata mantenendo un contenuto nutrizionale accettabile, considerando sempre e comunque che che il fabbisogno energetico deve essere appagato attraverso l'assunzione quotidiana di calorie che varia in funzione dell'età, del sesso e anche del livello di attività fisica.

Lo studio pubblicato su PLOS Climate dimostra che le conseguenze positive di un tale cambiamento radicale non si limiterebbero alla sola riduzione di gas metano, per effetto diretto della mancanza di bestiame e dei suoi escrementi.

L'eliminazione totale degli allevamenti comporterebbe anche una decisa diminuzione della produzione di ossido di azoto, un gas serra strettamente legato all'uso massiccio di fertilizzanti, utilizzati per aumentare la produttività dei mangimi per animali.

In ultimo vengono considerati anche altri fattori che subentrerebbero nella scelta di eliminare definitivamente lo sfruttamento di bestiame, come la possibilità di sfruttare quei terreni riservati ai pascoli per far crescere di nuovo una vegetazione nativa o piantare alberi per integrare nuove foreste.

Domande & Risposte sul cambiamento climatico
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