Si riduce il permafrost in Alaska per piogge e umidita elevata

In Alaska il permafrost si sta fondendo a causa delle piogge

Le alte temperature e la forte umidità sta sciogliendo il permafrost in Alaska

Surriscaldamento - In Alaska il permafrost si sta fondendo a causa delle piogge Foto di FlorenceD-pix da Pixabay
Categoria: Surriscaldamento | Lunedi 24 Agosto 2020 - 12:38:33

Con l'aumento delle temperature globali si stanno verificando tutta una serie di eventi metereologici estremi, di sbalzi climatici fuori stagione e cambiamenti climatici, ormai strutturali, nell'equilibrio ambientale dell'intero pianeta Terra.

Incendi e alluvioni sferzano il pianeta da un Polo all'altro


I cambiamenti climatici che interessano l'Amazzonia in Brasile e la Siberia, facilitando incendi di grandi proporzioni, sono gli stessi che stanno permettendo lo scioglimento del permafrost (suolo perennemente ghiacciato) in Alaska.

La fusione del permafrost in Alaska è un fenomeno molto preoccupante per le gravi ripercussioni ambientali che si potranno avere a livello globale.
Le alte temperature rilevate negli ultimi periodi hanno mostrato come in Alaska il clima sia diventato insolitamente molto più umido, questo fenomeno da una risposta alla domanda del perchè siano aumentate cosi tanto le piogge.

Piovendo più e più spesso, il suolo perennemente congelato (permafrost) inizia ad assorbire l'umidità e le infiltrazioni d'acqua, iniziando cosi un processo di scongelamento molto più veloce di quello generato dall'aumento delle temperature.




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Le dinamiche ambientali del permafrost


Il suolo perennemente ghiacciato chiamato Permafrost è presente in molti luoghi della Terra come le regioni Artiche, le regioni del Nord Europa, della Siberia, dell'America settentrionale e anche nelle Alpi (da quote di circa 2600 mt. s.l.m) riguardando un 20% circa delle terre emerse in tutto il pianeta.

Il Permafrost è composto da due distinti strati, quello più superficiale che scongela in parte durante il periodo estivo e quello più profondo perennemente congelato da migliaia di anni.

Il primo strato (quello superficiale) è chiamato anche strato attivo per la sua dinamica consistenza durante i vari periodi climatici dell'anno e per la possibilità di avere della vegetazione sulla parte più superficiale.
E' sensibile ai cambiamenti climatici arrivando a scongelarsi in parte per poi ricongelarsi durante la stagione invernale.

Il secondo strato, quello più profondo, è invece rimasto perennemente ghiacciato dall'ultima era glaciale che si verificò circa 10.000 anni fa.
Il nostro pianeta produce calore dall'interno verso la crosta terrestre attraverso il suo nucleo, questo calore che si propaga fino in superficie e, nei periodi più caldi dell'anno, causa un assottigliamento dello strato del permafrost portandolo a poche decine di metri di spessore e, in alcuni casi e parti del mondo, anche al punto di scomparire per brevi periodi (in questi casi si parla di permafrost sporadico).

Le conseguenze della fusione del permafrost


Sigillati da distese coperte di permafrost si trovano milioni di metri cubi di gas metano che possono essere rilasciati nell'atmosfera causando un disastro ambientale di grandi proporzioni e accentuando notevolmente l'aumento della temperatura terrestre e dei relativi cambiamenti climatici associati.

Il gas metano rilasciato a causa della fusione del permafrost si aggiungerebbe agli altri gas presenti in atmosfera favorendo l'effetto serra, ed innescando così reazioni a catena che aumenterebbero ancora di più il riscaldamento globale.

Lo scioglimento del permafrost desalinizza le acque marine


Le acque prodotte dallo scioglimento del permafrost, oltre a liberare gas metano in atmosfera, contribuirebbe a raffreddare di molto le acque marine dell'Artico abbassandone così anche la salinità.
Questo fenomeno avrebbe gravi ripercussione sulle varie correnti sottomarine che, con il loro moto, permettono il trasferimento del calore e delle varie soluzioni idrosaline in concentrazioni e profondità differenti.

La Corrente del Golfo è la più importante e, come le altre, si occupa di mantenere la salinità e la temperatura a livelli vivibili in zone del mondo dove altrimenti non sarebbe possibile la vita.

Queste correnti sono dei veri e propri regolatori termici e senza il loro prezioso funzionamento la Terra sarebbe vivibile solo in determinate zone, come accade già diverse volte in passato, quando la Terra visse violente reazioni climatiche che durarono millenni come le lunghe ere glaciali.